Raoul Schultz (Raoul Brandinelli) nasce a Lero (Egeo) il 27 maggio 1931. Figlio di un ufficiale di marina, trascorre l’infanzia in diverse città italiane a seguito dei continui trasferimenti del padre. Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Venezia, dove rimane fino al 1939, quando si sposta a Taranto. Allo scoppio della guerra la madre si trasferisce con i figli a Napoli, dove Raoul inizia a studiare pianoforte. Nel 1941 muore il padre, affondando con la sua nave durante una battaglia nel Mediterraneo. Raoul e il fratello Enzo, ormai orfani di guerra, vengono sistemati prima all’Ospedale al Mare, al Lido di Venezia, e poi in vari collegi: a Udine, a Ponte di Brenta, a Tarvisio, a Bassano del Grappa e infine a Bolzano, dove assiste inorridito a un violento scontro fra tedeschi e partigiani. La Liberazione, infine, lo raggiunge a Venezia, dove nel ‘45 era passato a studiare all’Istituto Marconi. Raoul ormai ha scelto di dedicarsi alla pittura; a questi anni risalgono alcune figurazioni sul tema della guerra e una serie di nature morte d’impronta espressionista. In questo periodo stringe amicizia con Hugo Pratt, Franco Arcalli (detto Kim), Tinto Brass, e con i giovani veneziani Renzini, Tancredi, Finzi, Licata, Blenner, Rampin e Lucatello. Nel ‘50 lavora alla Fucina degli Angeli di Egidio Costantini, dove elabora una serie di progetti con l’intento di rinnovare le forme tradizionali della produzione in vetro e conosce Cocteau e altri protagonisti della pittura europea. Svolge, per mantenersi, impieghi disparati alla Mostra del Cinema, dove ha l’occasione di conoscere registi e attori celebri e inizia a interessarsi di cinema e scenografia. Nel ‘62 si stabilisce a Roma, dove raggiunge Arcalli e Tinto Brass e frequenta l’ambiente culturale d’avanguardia del momento. Stringe amicizia con Giulio Turcato e Goffredo Parise, e ha la possibilità di conoscere artisti d’avanguardia come Piero Dorazio e Achille Perilli. Alle ricerche nell’ambito astratto affianca alcune azioni performative di carattere concettuale, purtroppo non documentate. Nel 1963, ormai ristabilitosi a Venezia, espone i suoi primi Calendari alla Galleria del Canale. Nello stesso anno riceve un premio governativo per la scenografia del film In capo al mondo (Chi lavora è perduto) di Brass; sarà consulente per i costumi anche del secondo film del regista, Il disco volante (1964). In questo periodo compie degli happening dimostrativi sul valore e sul ruolo dell’artista nella società attuale e sui generi della rappresentazione figurativa: si fa fotografare con la scritta sul petto “Ritratto di artista” e esibisce un vassoio di frutta che intitola “Vera natura morta”. Si avvicina in quegli anni alle ricerche degli artisti del «Nouveau Réalisme», e in particolare a Christo e ad Hains, che risiede spesso a Venezia. A questo periodo risale un primo gruppo di découpages di manifesti. Conclude una serie di collages costituiti da moneta di carta di ogni parte del mondo. Anticipa certe soluzioni dell’arte concettuale con manifestazioni esplicative sul valore analitico di alcuni procedimenti linguistici del fare dell’arte che poi immancabilmente distrugge. Successivamente crea i suoi Pentagrammi: fogli da musica e spartiti sui quali appone le sue annotazioni coloristiche. Nello stesso periodo crea inoltre la serie dei Progetti da Disegni Leonardeschi: complesse composizioni di architetture e macchinari utopici che rimandano alle esperienze di Jean Tinguely. Partecipa a numerose collettive annuali della Fondazione Bevilacqua La Masa, conseguendo diversi premi (1959, 1961, 1962, 1965) e allestendovi alcune personali (1959, 1961, 1966). Nel 1965 Schultz sposa Elsa De Fanto e assieme a lei, anche per contrastare il disinteresse nei suoi confronti da parte delle istituzioni e del mercato, apre la Galleria Rialto, nella quale propone, oltre alle proprie opere, le esperienze d’avanguardia dei suoi amici italiani e stranieri. In quegli stessi anni crea la serie delle Toponomastiche: accurate riproduzioni pittoriche delle inconfondibili targhe dipinte sui muri di Venezia con i nomi delle calli, dei campi, dei ponti. Successivamente esegue gli analoghi e ancor più rigorosi Numeri anagrafici. Il suo disagio esistenziale va intanto intensificandosi come verrà testimoniato dal ciclo delle sue ultime opere, le allusive Lettere anonime. Espone a Venezia con mostre personali alla Galleria Il Canale (1963, 1965), II Traghetto (1962, 1966, 1967, 1970) e alla Rialto (1968). Raoul Schultz muore precocemente a Venezia nel 1971.